Wed, Jan 21, 2026
Editoriali

Fine corsa

Fine corsa
  • PublishedAgosto 6, 2025

La parabola discendente di Alessandro Rapinese è ormai evidente a chiunque abbia l’onestà intellettuale di guardare in faccia la realtà. Lo sa anche lui. Lo tradisce quel nervosismo crescente che, giorno dopo giorno, sta intossicando il clima in città.

Al netto dei proclami, quasi tutti rimasti tali, il danno peggiore prodotto da questa amministrazione è proprio questo: una cultura del potere fondata sul conflitto, sull’arroganza, sull’isolamento. Un’amministrazione che non guida, ma impone. Un sindaco che non dialoga, ma urla. Una maggioranza che non esercita alcun ruolo di indirizzo e controllo, ma si limita a tacere per “non intralciare” chi governa. Palazzo Cernezzi è stato trasformato in un fortino assediato, ma il sindaco non combatte i poteri forti, come ama ripetere. Combatte sé stesso.

Lo dimostra la sua ossessione nel cercare un nemico ogni giorno, reale o immaginario che sia. Una guerra continua, utile solo a nascondere l’assenza di risultati tangibili. Qualche giorno fa abbiamo lanciato una provocazione sui social: “Cosa direbbe il Rapinese dell’opposizione al Rapinese sindaco?” Probabilmente gli urlerebbe in faccia: “Rapinese go home!”

Personalmente non ho alcuna difficoltà a dire che non mi rivedo in un primo cittadino che si presenta in maglietta in Consiglio comunale e agli incontri istituzionali, che confonde la comunicazione con la teatralità, che ha trasformato il suo ruolo in un palcoscenico personale. Uno stile che potrà anche divertire qualcuno, ma che non fa bene alla città. E infatti i comaschi hanno ormai capito con chi hanno a che fare.

Ora, però, dobbiamo fare attenzione: il rischio è che il dibattito resti incagliato sulle sue provocazioni quotidiane, facendoci perdere di vista il punto centrale. Lasciamolo pure al suo destino, sperando che nei mesi che gli restano faccia meno danni possibile. Ma concentriamoci su Como, su una visione nuova, sulla ricostruzione.

Per farlo, dobbiamo anche respingere con forza una delle mistificazioni più grandi su cui Rapinese ha costruito il suo consenso: “In trent’anni non avete fatto nulla”. Una bugia enorme, copiata dalla propaganda del primo Movimento 5 Stelle. La verità è ben diversa. Negli anni precedenti, Como ha visto la realizzazione di opere come la via Pasquale Paoli, il nuovo ospedale, piazza Verdi e piazza Volta. Sono stati eseguiti interventi importanti sullo stadio Sinigaglia ben prima dell’arrivo degli Hartono, così come la terza corsia dell’A9, la Pedemontana, la bretella Oltrecolle-Canturina. A questi si aggiungono il rifacimento della passeggiata Gelpi, la ristrutturazione della fontana di Villa Geno, il rinnovo dell’illuminazione pubblica in zone come Sagnino e Casate, l’insonorizzazione del Palazzetto del Ghiaccio, il rifacimento di decine di chilometri di rete fognaria. E poi ancora la cura del verde pubblico, il decoro urbano, gli eventi culturali e le grandi mostre che per anni hanno attirato visitatori e rilanciato l’immagine della città.

L’elenco potrebbe continuare. Si poteva fare di più? Certamente. Ma dire che non si è fatto nulla è una colossale falsità, utile solo a nascondere l’inconsistenza del presente.

Qualche settimana fa ho paragonato Rapinese a Giuseppe Conte, e oggi quel parallelismo regge ancora di più. Come “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno” è diventato il simbolo della retorica vuota del M5S, anche il suo “Ribalterò Como come un calzino” si sta rivelando per quello che è: uno slogan buono per i meme, non per governare una città.

Ora sta a noi costruire un’alternativa seria, credibile, competente. Como non ha bisogno di un sindaco che sbraita, ma di una guida che ascolta, decide e costruisce. È tempo di restituire dignità alla nostra città.

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Alessandro Nardone

Coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, consulente strategico, keynote speaker e autore di 12 libri, Alessandro Nardone è considerato uno dei massimi esperti italiani di politica americana. Ha seguito come inviato le campagne elettorali di Donald Trump e Volodymyr Zelensky per testate come Vanity Fair, e la sua candidatura fittizia alle primarie repubblicane del 2016, sotto lo pseudonimo di Alex Anderson, è diventata un case study globale. Nardone scrive per La Voce del Patriota e partecipa a numerosi programmi Rai e Mediaset come analista di politica americana, comunicazione e innovazione.