Gianfranco Miglio – L’intellettuale assiso sulla ciminiera che voleva portare il federalismo di Cattaneo come forma di governo
La prestigiosa casa editrice Nino Aragno Editore vanta vere chicche editoriali da bibliofili. L’editore che pubblica i grandi del pensiero – e non solo – Max Weber, Calamandrei, Cesare Beccaria, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Prezzolini, Ugo Spirito, Norberto Bobbio, Luigi Einaudi, le Opere del Guicciardini e molti altri, ha appena pubblicato un intellettuale scomodo, per molti «l’intellettuale assiso su una ciminiera», un rivoluzionario-conservatore: Gianfranco Miglio, Le origini e i primi sviluppi delle dottrine giuridiche internazionali pubbliche nell’età moderna (pag. 196, euro 20, prefazione di Lorenzo Ornaghi e introduzione di Damiano Palano).
La scelta di Nino Aragno: «È stata la scelta di pubblicare un libro del professor Miglio per la forte carica federalista che propugnava, necessaria anche oggi per essere un Paese europeo. Miglio apparteneva all’anticultura italiana, che aveva più rapporti con gli studiosi europei e non con i connazionali. Smarcarsi dall’egemonia togliattiana per privilegiare il pensiero federalista europeo anticomunista».
Gianfranco Miglio, studioso del federalismo, laureato in Giurisprudenza nel 1940, dal 1956 professore ordinario e, per trent’anni, Preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica di Milano. Divulgatore in Italia dell’opera di Carl Schmitt. Fu senatore dal ’92 al ’98. Dal 1980 al 1983 ha diretto i lavori del Gruppo di Milano, che studiò e propose un organico progetto di riforma della Costituzione italiana. Studioso delle teorie federali più moderne, sosteneva fin dal 1943 la necessità per l’Italia di un ordinamento federale.
Miglio fu l’ideologo della Lega e di Umberto Bossi, ben prima di essere eletto senatore nel 1992 nelle liste del Carroccio. L’anziano studioso si era espresso in più occasioni a favore delle spinte autonomiste e secessioniste settentrionali, grazie alle quali prefigurava la possibilità di una territorializzazione del conflitto politico e, di conseguenza, una trasformazione in senso federalista delle istituzioni.
C’è la metamorfosi politica ed estetica della Lega Nord: il confronto tra la piazza di oggi e i comizi degli anni Novanta. Fin dagli anni Ottanta, in alcuni articoli apparsi sul Sole 24 Ore, Miglio aveva mostrato di apprezzare la novità di quelle che allora erano ancora chiamate le «leghe», dato che l’unificazione dei vari movimenti regionali nella Lega Nord era là da venire. Duro il linguaggio di Umberto Bossi quando lanciò la sua sfida allo Stato con la dichiarazione d’indipendenza della Padania.
La pubblicazione di questo nuovo volume è stata resa possibile in primo luogo dal sostegno del professor Leo Miglio, che ha consentito che il testo della tesi di laurea del padre Gianfranco fosse pubblicato, a quasi ottant’anni dalla sua discussione.
Scrive Lorenzo Ornaghi, suo successore alla cattedra di Scienze politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore, poi Rettore dell’Ateneo e Ministro del Governo Monti: «La tesi di laurea in Diritto internazionale, che Gianfranco Miglio discute nel giugno del 1940, coronando i quattro anni di studi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, lascia scorgere con facilità le fondamentali caratteristiche metodologiche che diventeranno costitutive di tutta la sua prestazione scientifico-accademica… Dai primi anni Sessanta in poi, Miglio è un autore sempre più ‘indigesto’ alla quasi totalità dell’establishment italiano. Lo è per le sue ipotesi e dure premonizioni sulle sorti imminenti della classe politico-parlamentare; per i suoi progetti di ingegneria istituzionale relativamente alla Padania e alle macroregioni. Lo sarà ancora di più quando gli strali della sua indole e della sua autoformazione… si appunteranno sulla Costituzione repubblicana; o quando argomenterà, senza eccessivo sarcasmo, l’opportunità di una sospensione temporalmente programmata delle tornate elettorali. Indigesto alla quasi totalità delle parti politiche…».
Il suo pensiero, approfondito e sviluppatosi poi lungo tutto l’arco della sua vita di studioso, era fortemente ancorato a quello che oggi viene definito «nuovo federalismo». E, storicamente, uno Stato federale può nascere sia per aggregazione di realtà politiche autonome – come nel caso della Svizzera – sia per altre forme di unione. Gianfranco Miglio voleva rifare il Risorgimento: quello storico non aveva funzionato, bisognava tornare a Carlo Cattaneo e Vincenzo Gioberti.
