Chiusura della scuola di via Sinigaglia: scelta sbagliata che indebolisce famiglia, istruzione e comunità
Esprimo profonda preoccupazione per la paventata chiusura della scuola primaria di via Sinigaglia a Como, inserita in un piano comunale che prevede la ricollocazione degli alunni e, secondo fonti giornalistiche, la possibile demolizione dell’edificio per far posto a un parcheggio a servizio del nuovo stadio.
Non si tratta di una semplice riorganizzazione logistica, ma dell’ennesimo attacco al sistema educativo cittadino, portato avanti da un’amministrazione che continua a dimostrare scarsa considerazione per il diritto all’istruzione e per il ruolo centrale della famiglia nella società.
Per l’ennesima volta il sindaco Alessandro Rapinese conferma una visione miope, che ignora la dimensione umana e comunitaria della scuola. Non dimentichiamo che questa stessa amministrazione ha già chiuso diversi nidi comunali, generando disagio tra le famiglie e riducendo in maniera significativa l’offerta educativa pubblica per la prima infanzia.
Ora, con la scuola di via Sinigaglia, si rischia di infliggere un ulteriore colpo a un quartiere che ha sempre trovato in quell’istituto un punto di riferimento educativo, sociale e culturale. Trasferire gli alunni in altri plessi già sotto pressione significherà, di fatto, creare classi pollaio, peggiorare le condizioni di apprendimento e ridurre drasticamente la qualità dell’insegnamento.
La scuola, oggi luogo vivo e radicato nel territorio, verrebbe trasformata in un’esperienza impersonale e congestionata, a tutto discapito dei bambini e delle loro famiglie. Una scelta imposta senza un reale confronto con la cittadinanza, che mina principi fondamentali che dovrebbero guidare ogni politica pubblica: il rispetto del diritto all’istruzione, il sostegno concreto alla famiglia, la valorizzazione delle comunità locali.
Per questo chiediamo con forza all’Amministrazione comunale di sospendere ogni decisione irreversibile sulla scuola di via Sinigaglia e di aprire finalmente un dialogo autentico con famiglie, scuole e cittadini, al fine di individuare soluzioni alternative che non penalizzino chi ha più bisogno di attenzione e tutela: i bambini.
Una città che sacrifica una scuola per un parcheggio non sta pianificando il futuro, lo sta indebolendo. La difesa dell’educazione e della famiglia non è una battaglia ideologica: è una responsabilità concreta e non negoziabile.
