Sat, Jan 17, 2026
Editoriali

Rapinese, un silenzio che fa più rumore delle sue sparate

Rapinese, un silenzio che fa più rumore delle sue sparate
  • PublishedSettembre 26, 2025

Como vive giornate drammatiche: frane, allagamenti, viabilità paralizzata, famiglie in ginocchio. In momenti così, i cittadini hanno bisogno di una guida, di un sindaco che sia presente, visibile, capace di trasmettere forza e vicinanza. E invece, da Rapinese non è arrivata nemmeno una parola. Non una presenza accanto ai cittadini colpiti, non un gesto di solidarietà. Al contrario, il sindaco è volato a Shanghai per partecipare al World Design Cities Conference, in programma dal 25 al 28 settembre, senza che la città sapesse nulla né delle motivazioni del viaggio né dei possibili risultati attesi.

Non è la prima volta. Era già accaduto con la missione a Tokamachi, in Giappone, di cui i comaschi non hanno avuto alcuna notizia. Nessun resoconto, nessuna informazione ufficiale, nessun ritorno comunicato alla cittadinanza. Eppure eventi di questo genere hanno un senso solo se diventano patrimonio condiviso: non servono soltanto a fare networking o a stringere relazioni, ma sono propedeutici a fare city branding, cioè a raccontare Como al mondo, valorizzarne l’identità, attrarre opportunità.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché tanto silenzio? O le missioni non producono risultati e quindi non c’è nulla da comunicare, oppure si tratta semplicemente di non voler rendere conto ai cittadini di viaggi fatti a spese dei contribuenti. In entrambi i casi, è una mancanza grave.

E qui si apre un altro capitolo ancora più sconcertante: la totale assenza di un sistema di comunicazione efficace. Un Comune come Como non dispone nemmeno di un canale WhatsApp ufficiale per aggiornare i cittadini sulle informazioni più importanti durante un’emergenza. Se non fosse stato per l’impegno in tal senso della Polizia Locale e per il lavoro instancabile dei mezzi d’informazione – ai quali va un grazie grande quanto una casa – la città sarebbe stata letteralmente allo sbando. È inaccettabile che nel 2025 una città capoluogo non abbia strumenti minimi di comunicazione diretta con la propria comunità.

C’è poi un altro punto oscuro: il convegno inizia ufficialmente il 25 settembre, ma Rapinese è partito con due giorni di anticipo. Perché? In base a quali esigenze istituzionali? In una città già in allerta per il maltempo, un sindaco serio avrebbe fatto un’altra scelta: restare accanto alla propria comunità e annullare il viaggio.

Quando nel 2002 entrai in Consiglio comunale, la mia “bibbia laica” fu Leadership di Rudy Giuliani, il sindaco che dopo l’11 settembre venne soprannominato “Il Sindaco d’America”. Giuliani non fu ricordato per i discorsi altisonanti, ma per la sua presenza costante, ossessiva, al fianco dei newyorkesi. Ogni giorno nelle strade, accanto ai pompieri, alla polizia, ai soccorritori, fino ad arrivare a presenziare a tutti i funerali delle vittime. Girava senza sosta per la città, infondeva sicurezza, dava l’esempio. Una figura capace di trasformare la tragedia più grande della storia americana in un momento di unità nazionale. La sua leadership si costruì non con la retorica, ma con la concretezza e la vicinanza.

Questo fa un leader: c’è, parla, si sporca le mani insieme alla sua gente. A Como, invece, il sindaco sceglie il silenzio. E non si tratta di “sciacallaggio politico”, come pateticamente provano a sostenere i suoi difensori, ma di un fatto: Rapinese è arrivato a Palazzo Cernezzi cavalcando la più becera antipolitica di stampo grillino e oggi dimostra di non saper neppure garantire la trasparenza minima che i cittadini meritano.

Perché non raccontare cosa si fa all’estero? Perché partire in anticipo mentre la città era in allerta? Perché sparire proprio nei giorni in cui Como avrebbe avuto bisogno del suo sindaco? Sono domande semplici, eppure destinate a restare senza risposta. Perché quando si preferisce la propaganda alla responsabilità, il silenzio e lo scaricabarile diventano la scelta più comoda.

Ma Como non ha bisogno di un sindaco che vola lontano e tace. Ha bisogno di una guida capace di condividere il dolore e le difficoltà della sua comunità, di un leader che sappia farsi trovare al fianco dei cittadini quando tutto sembra crollare. Non nella presenza quando c’è da togliere, chiudere, accusare o lanciare diktat, ma in quella positiva, fatta di ascolto, di vicinanza e sì, caro Sindaco, di umanità.

Mio padre Gregorio lo ripeteva sempre ai Vigili più giovani: il tratto umano è fondamentale nel rapporto con le persone; perché il potere non è mai un fine, ma uno strumento di servizio. E il sindaco ha il dovere di essere una guida, non un punitore.

È questo il senso profondo delle parole del Salmo 23, che da secoli accompagnano l’umanità nei momenti più bui: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.” Ecco la responsabilità che ogni vero leader dovrebbe sentire: esserci, sempre, affinché la comunità non si senta mai sola.

Written By
Alessandro Nardone

Coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, consulente strategico, keynote speaker e autore di 12 libri, Alessandro Nardone è considerato uno dei massimi esperti italiani di politica americana. Ha seguito come inviato le campagne elettorali di Donald Trump e Volodymyr Zelensky per testate come Vanity Fair, e la sua candidatura fittizia alle primarie repubblicane del 2016, sotto lo pseudonimo di Alex Anderson, è diventata un case study globale. Nardone scrive per La Voce del Patriota e partecipa a numerosi programmi Rai e Mediaset come analista di politica americana, comunicazione e innovazione.