Sat, Jan 17, 2026
Editoriali

Stefano è uno di noi: il valore di un’eredità che non può essere cancellata

Stefano è uno di noi: il valore di un’eredità che non può essere cancellata
  • PublishedNovembre 14, 2025

Viviamo un paradosso bellissimo e doloroso insieme: il Como più forte e solido di sempre, ma con una squadra senza un solo giocatore italiano, e ancor meno un prodotto del nostro vivaio, quello che, insieme ad altri come Roma e Atalanta, è sempre stato tra i più prolifici d’Italia.

Non è colpa del Como, ma del calcio di oggi, svuotato dall’anima e dall’identità che lo hanno reso grande. Dalla Legge Bosman in poi, il mondo del pallone si è trasformato in un mercato globale, sterilizzando le emozioni, cancellando i volti familiari, prosciugando quella linfa umana che un tempo dava senso alla maglia. Di Jack Gattuso, Paolo Maldini e Francesco Totti non ne nascono più, ma il vero dramma è che non ci sono più le condizioni perché possano rinascere.

Per questo, tifare oggi è anche un atto di nostalgia. È gioire per i risultati, ma sentire dentro una sottile malinconia per il distacco da quella dimensione di appartenenza che faceva del calcio una storia collettiva.
In questo contesto, la figura di Stefano Borgonovo non è solo un ricordo: è una bussola. Un uomo prima che un campione, un comasco vero che ha incarnato lo spirito di questa città sul campo e nella vita. Ha lottato da leone contro la maledetta SLA come combatteva in campo: con dignità, coraggio e umiltà.

Stefano è uno di noi. Non è uno slogan, è la verità.

Per anni, i tifosi hanno tenuto vivo questo legame. Lo hanno fatto con amore, senza tornaconti, dando vita a iniziative come il Premio Borgonovo organizzato da Enrico Levrini, che ha celebrato ogni stagione il miglior giocatore del Como scelto dai tifosi. Un gesto semplice, ma carico di significato: un modo per ricordare a tutti – calciatori compresi – cosa vuol dire indossare quella maglia.

Poi, pochi giorni fa, la doccia gelata: una diffida legale da parte della famiglia di Stefano, che intima ai Pesi Massimi di cessare ogni utilizzo del nome “Borgonovo”, minacciando azioni legali in caso di inottemperanza. Capirai, per chi per tredici anni ha custodito con rispetto e dedizione quella memoria, la ferita è profonda. Lo hanno scritto nel loro comunicato: “Potete toglierci il suo nome, ma Stefano non ce lo toglierete mai”. Come dar loro torto? In quelle parole c’è tutto l’amore di un popolo per un simbolo che non appartiene a un brand, ma a una comunità.

La moglie di Stefano, Chantal Borgonovo, ha definito la reazione dei tifosi “scomposta e sopra le righe”. Personalmente non sono d’accordo. Perché a Como, il nome di Stefano non è proprietà privata: è patrimonio collettivo. Nessuno mette in discussione il dolore, la dignità e i diritti della famiglia – che merita rispetto e riconoscenza – ma qui non si tratta di un marchio da gestire, bensì di un valore da tramandare. Quando un nome entra nella storia e nel cuore di una comunità, diventa parte delle sue radici. E reciderle, oggi più che mai, sarebbe un errore imperdonabile.

Non conosco Chantal Borgonovo e non mi permetterei mai di darle consigli, ma da comasco e da tifoso non posso che ringraziare chi, come i Pesi Massimi, tiene viva la memoria e la passione di una città che rischia di smarrire se stessa con iniziative che vanno ben oltre il calcio. In un’epoca in cui tutto viene appiattito dal conformismo, dalla dipendenza da smartphone e dal politicamente corretto, ricordare i propri eroi attraverso l’esempio come fanno loro, è un vero e proprio atto di sopravvivenza. I nostri ragazzi hanno bisogno di buoni esempi come Stefano: uomini veri, che attraverso la loro storia insegnano a lottare, a non arrendersi, a vivere con ogni giorno come se fosse l’ultimo.

Ecco perché questa vicenda non è una semplice contesa tra tifosi e famiglia, ma molto di più: è il segno dei tempi. Di un mondo che preferisce gestire le memorie anziché viverle, ma ci sono cose che non si amministrano: si tramandano.
E Stefano Borgonovo, per Como, non è un nome da proteggere dietro una lettera legale; è un’eredità da difendere, con il cuore e a testa alta, come avrebbe fatto lui.

Written By
Alessandro Nardone

Coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, consulente strategico, keynote speaker e autore di 12 libri, Alessandro Nardone è considerato uno dei massimi esperti italiani di politica americana. Ha seguito come inviato le campagne elettorali di Donald Trump e Volodymyr Zelensky per testate come Vanity Fair, e la sua candidatura fittizia alle primarie repubblicane del 2016, sotto lo pseudonimo di Alex Anderson, è diventata un case study globale. Nardone scrive per La Voce del Patriota e partecipa a numerosi programmi Rai e Mediaset come analista di politica americana, comunicazione e innovazione.