Bologna è una regola, e Como ?
In televisione il sindaco di Como, ha dichiarato che togliere i tavolini sotto i portici permetterà finalmente di camminare “come a Bologna”.
Una frase a effetto.
Peccato che sia totalmente scollegata dalla realtà, perché a Bologna i portici non solo NON sono vuoti: sono uno dei luoghi più vivi, accoglienti e caratteristici d’Italia, proprio grazie a tavolini, trattorie e locali storici.
A Bologna i portici sono pieni di tavolini, non vuoti. La città lo sa, i cittadini lo sanno, i turisti lo sanno.
Solo il sindaco di Como sembra non saperlo, o forse a Bologna ci è andato solo per salire in pellegrinaggio a San Luca, per provare a chiedere il miracolo di non perdere ulteriori consiglieri comunali.
Chiunque abbia passato anche solo un pomeriggio a Bologna conosce la verità: i portici non sono “liberi dai tavolini”, non lo sono mai stati e non lo saranno mai — perché la vita bolognese si svolge proprio lì, protetta, raccolta, accogliente. VIVA.
E ovunque si trovano tavolini:
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Sotto i portici di Via Indipendenza,
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In Piazza Maggiore e nelle vie laterali,
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In Via Rizzoli,
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In Via d’Azeglio,
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Sotto i portici universitari di Via Zamboni,
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Nei vicoli storici dove ogni sera decine di locali riempiono l’aria di profumi e persone.
Di “Vuoti come a Bologna” non esiste nemmeno il concetto.
Le trattorie sotto i portici fanno parte dell’anima della città
E non stiamo parlando solo di bar e locali moderni.
A Bologna ci sono trattorie tipiche sotto i portici, vere istituzioni cittadine dove:
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si mangiano tortellini fumanti,
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si beve vino rosso della casa,
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si ascolta il vociare dei vicoli,
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si sente il profumo della cucina tradizionale che arriva dalla strada.
Sono luoghi che raccontano la storia della città più della metà dei musei.
Sono un pezzo di vita autentica.
Sono parte dell’identità di Bologna, non un fastidio da eliminare.
Il fascino unico del mangiare sotto i portici nei vicoli storici
Mangiare sotto i portici, nei vicoli medievali, è un’esperienza che non esiste altrove:
la luce calda che filtra tra gli archi, la protezione dei soffitti voltati, il profumo delle cucine, il brusio della gente, la sensazione di essere in un luogo vivo, vero, umano.
È un fascino che Bologna ha saputo proteggere e valorizzare.
Ed è uno dei motivi per cui milioni di persone vogliono andarci.
A Como i tavolini danno fastidio solo a lui
A Como, invece, i tavolini e i dehors sembrano infastidire una sola persona:
il sindaco.
Non i cittadini.
Non i turisti.
Non i commercianti.
Non chi vive la città.
Solo il sindaco, impegnato da mesi in una crociata contro:
- verande,
- dehors,
- tavolini,
- spazi esterni,
- attività economiche,
- punti di ritrovo,
- perfino angoli di socialità spontanea,
- attività sportive e culturali,
- artisti di strada,
- mercatini di Natale
È una città che rischia di diventare ogni giorno più triste, più vuota, più spenta… mentre altrove si fa l’esatto opposto, portando vita e persone nelle piazze e sotto i portici.
Sta progressivamente chiudendo tutto, pezzo dopo pezzo
La politica degli sgomberi sistematici, delle rimozioni, dei divieti è una politica che porta a un solo risultato:
una città chiusa, vuota, silenziosa, spenta.
Mentre Bologna accoglie, include, regola con intelligenza, valorizza ciò che rende la città viva, Como sembra fare il contrario: togliere, vietare, restringere.
E tutto questo viene giustificato con un paragone che non sta in piedi:
«Faremo come a Bologna».
Ma Bologna fa esattamente il contrario.
Se si vuole togliere tutto, lo si dica chiaramente. Ma non si usi Bologna come scusa.
Le scelte politiche possono essere condivise o criticate, ma devono almeno poggiare su fatti veri.
E la verità è semplice:
Bologna non è un modello di portici vuoti.
Bologna è un modello di portici vivi.
Con tavolini, trattorie, locali e migliaia di persone ogni giorno.
Concerti ed eventi estivi in Piazza Maggiore.
Se Como vuole diventare una città dove si chiude tutto, dove si toglie tutto, dove si svuota tutto, allora lo dica senza nascondersi dietro paragoni non veritieri.
Perché “fare come a Bologna” non significa eliminare i tavolini:
significa avere città vive, accoglienti, vissute.
Proprio ciò che Como rischia di perdere, giorno dopo giorno.
Como potrebbe essere una delle città più vive, eleganti e accoglienti d’Italia.
Ha lago, turismo internazionale, locali storici, potenziale enorme.Ma togliere tavolini, limitare dehors e scoraggiare attività all’aperto va nella direzione opposta rispetto alle città europee che funzionano.
Perchè, come dice Luca Carboni, “Bologna è una regola”, e la città ha capito che la bellezza non nasce dal divieto, ma dall’armonia.
Quando lo capirà anche il sindaco di Como ?


