Sat, Jan 17, 2026
Editoriali

La rapina dei ciliegi

La rapina dei ciliegi
  • PublishedNovembre 16, 2025

Ha stato l’agronomo. Lo dice con la stessa naturalezza con cui, la settimana scorsa, dava la colpa alla burocrazia, quella prima ancora ai tecnici, e quella prima ancora ai predecessori. A Como, ormai, le responsabilità si spostano con la velocità delle nuvole: ogni giorno una nuova scusa, un nuovo colpevole di comodo, un nuovo alibi con cui giustificare l’ingiustificabile. È un sindaco che ha fatto dell’arte dello scaricabarile una vera dottrina amministrativa, una filosofia di governo, anzi di autogoverno, perché lui non governa con gli altri: governa da solo.

Così, mentre la città si trascina tra cantieri infiniti, scuole chiuse, associazioni insultate e un clima di perenne scontro con chiunque non gli dia ragione, ora è la volta dei ciliegi di via XX Settembre, che per noi comaschi non sono solo alberi, ma un pezzo di identità, esattamente come lo erano quelli davanti al Tempio Voltiano.

Ogni primavera, quel rosa tenue che si fonde con l’azzurro del cielo restituisce un equilibrio di colori, profumi e ricordi che appartiene alla memoria collettiva. Un frammento di bellezza autentica, quella che sfugge ai piani regolatori e resiste anche alla mediocrità di chi non la comprende.

E invece, ecco la soluzione: si tagliano i ciliegi.

Si tagliano perché “l’ha detto l’agronomo”, come se bastasse un solo parere tecnico per cancellare un simbolo, come se la bellezza fosse un problema da risolvere e non un valore da difendere. Al loro posto, verranno piantati dei peri: una scelta che, più che botanica, sembra poetica al contrario, quasi una dichiarazione d’intenti: basta colori, è ora del bianco e nero.

Ma non rimarremo a guardare. Domattina alle 7.00 ci sarà un presidio in via XX Settembre per provare a fermare l’ennesimo scempio, e in poche ore la petizione lanciata da Nadia Fusetti ha raggiunto le duemila firme (questo il link, fallo girare), segno che la città non si arrende alla macabra prospettiva di essere trasformata in Gotham City dal sindaco.

La verità è che chi governa Como sembra vivere in una realtà parallela, dove ogni critica è un affronto personale, ogni dissenso un nemico da ridicolizzare, e ogni errore un’occasione per autoassolversi; è la politica della presunzione travestita da efficienza: si parla di “decoro” ma si pratica la devastazione, si invoca la “modernità” per giustificare la distruzione di tutto ciò che è umano, caldo, identitario.

E così Como, che un tempo fioriva di ciliegi, oggi appassisce di arroganza. Diventa ogni giorno un po’ più grigia, più arida, più chiusa. E non serve un agronomo per capirlo: basta passeggiare per le sue vie e parlare con la gente, esausta di questo clima da rissa da incontro di wrestling.

Se lunedì cadranno i ciliegi, insieme a loro cadrà un altro pezzo di anima comasca e allora sì, sarà davvero una rapina: non solo di bellezza, ma della nostra memoria, della nostra identità, del nostro diritto a vivere in una città che ci somigli, e quando guarderemo le foto scattate lì in primavera, penseremo a quanto fosse bella e colorata Como prima dell’arrivo del sindaco anticomasco.

Ci vediamo domattina in via XX Settembre.

Written By
Alessandro Nardone

Coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, consulente strategico, keynote speaker e autore di 12 libri, Alessandro Nardone è considerato uno dei massimi esperti italiani di politica americana. Ha seguito come inviato le campagne elettorali di Donald Trump e Volodymyr Zelensky per testate come Vanity Fair, e la sua candidatura fittizia alle primarie repubblicane del 2016, sotto lo pseudonimo di Alex Anderson, è diventata un case study globale. Nardone scrive per La Voce del Patriota e partecipa a numerosi programmi Rai e Mediaset come analista di politica americana, comunicazione e innovazione.