La rete non perdona
Ci risiamo.
Non si può proprio dire che Alessandro Rapinese, sindaco pro-tempore di Como, non sappia polarizzare l’opinione pubblica. Ogni sua uscita, puntuale come un orologio svizzero, crea un caso nella città lariana.
Che sia per il disprezzo verso chi osa pensarla diversamente, che sia per la maleducazione ormai diventata marchio di fabbrica nelle risposte alle opposizioni, che sia per le trovate strampalate spacciate per rivoluzioni epocali a dispetto dell’immobilismo o dei disastri dei predecessori, dimenticando però di essere lui al timone di Palazzo Cernezzi da tre anni e mezzo, dettaglio non proprio trascurabile, riesce sempre a stupire. E, mediaticamente parlando, questo non è poco.
Sarà per questo che ogni tanto lo vediamo ospite nei talk show nazionali, nonostante il comune che amministra sia diventato praticamente irrilevante per l’isolamento istituzionale che si è costruito intorno, su ogni livello, dalla sera della sua elezione in poi.
Può darsi.
Resta il fatto che dopo il caso scuole, perfetto manuale di improvvisazione e zero capacità di relazione, ecco arrivare una nuova folgore a ciel sereno con l’ultima seduta del consiglio comunale.
Il fatto, noto a tutti, è che Como ha un problema viabilistico serissimo, non solo per un piano del traffico folle che nessuno ha mai avuto il coraggio di toccare negli ultimi vent’anni, ma soprattutto per la cronica, drammatica mancanza di parcheggi.
Chiunque conosce almeno una persona che ha rinunciato a entrare in città dopo tre giri a vuoto, oppure qualcuno che, pur vivendo a dieci minuti, considera la discesa al centro un’odissea quotidiana. Motivo? Zero posti auto e un trasporto pubblico, diciamo così, perfettibile.
Ma qual è la soluzione del nostro primo cittadino e della sua maggioranza che non parla mai se non interpellata?
Elementare: togliamo altri stalli e alziamo ancora le tariffe.
Già, uno dei primi atti di questa amministrazione fu aumentare i parcheggi blu, con i bianchi, che pure sarebbero obbligatori per legge, in molte zone semplicemente non esistono, dietro la solenne promessa di una tariffa agevolata per i residenti che stiamo ancora aspettando con la stessa ansia con cui aspettiamo Godot anche se qualcuno maligna che arriverà verso marzo 2027, giusto in tempo per la prossima campagna elettorale, ma sono chiacchiere da bar.
Non contenti del quasi raddoppio, ecco arrivare il colpo di genio: la tariffa Vulcano.
Tre euro l’ora, sempre e ogni giorno nella zona del lungolago.
La giustificazione ufficiale è un capolavoro di burocrazia creativa: bisogna “coniugare rotazione, riqualificazione, turismo, trasporto pubblico, qualità della vita dei lavoratori e disponibilità di stalli per i residenti” ma il risultato pratico sono 72 euro per lasciare l’auto 24 ore, la cancellazione di buona parte dei posti bianchi e gialli, meno permessi residenti e prezzi più alti anche per quelli.
Morale: a un certo punto diventa più conveniente prendere la multa piuttosto che pagare il parcheggio e infatti alcuni già lo fanno.
Ma il vero divertimento arriva confrontando il Rapinese di oggi con il Rapinese di ieri.
Lui ama parlare di coerenza, salvo poi ammettere candidamente, come ha fatto in consiglio per la scuola di via Sinigaglia, che certe scelte sono semplici ripicche perché “mi avete fatto arrabbiare”, eppure basta scavare un attimo nell’archeologia digitale per trovare tesori.
Era il 18 ottobre 2013, evento Facebook ancora visibile: presentazione del RAPI-RENDUM.
Tra i punti del referendum c’era anche questo: «ripristinare i posti bianchi sottratti ai cittadini comaschi» e «ridimensionare i deliri di onnipotenza di una giunta arrogante e manifestamente incompetente […]».
Fa un certo effetto rileggere quelle parole oggi, undici anni e una sedia da sindaco dopo. La rete, come dice il titolo, non perdona e ha una memoria di ferro.


