Sat, Jan 24, 2026
Editoriali

Como non è un foglio Excel

Como non è un foglio Excel
  • PublishedNovembre 27, 2025

C’è un filo rosso che lega tutto ciò che sta accadendo nella nostra città da tre anni a questa parte. Un filo teso, nervoso, che ogni giorno divide invece di unire: il metodo Rapinese. Un modo di governare che tratta Como come se fosse una tabella da compilare, una colonna da pareggiare, un numero da incasellare. Peccato che Como non sia un foglio Excel, e che noi comaschi non siamo numeri.

Negli ultimi giorni abbiamo visto di tutto. I ciliegi di via XX Settembre, un pezzo di identità cittadina, trattati come un intralcio da rimuovere, quasi fossero un ostacolo e non un elemento della nostra storia. La bellissima mobilitazione dei comaschi – prontamente definiti “pazzi” dal sindaco – è riuscita a sospenderne l’abbattimento e l’incomprensibile sostituzione con dei peri, ma il pericolo è tutt’altro che scongiurato.

Poi il salasso parcheggi contro il quale manifesteremo domenica, che merita un capitolo a parte. Posti bianchi eliminati in interi quartieri, un solo abbonamento per nucleo familiare, gratuità festiva abolita e aumenti clamorosi (la mitologica tariffa “Vulcano”) in molte vie con pagamento attivo h24.

Il punto, però, è che un’amministrazione che impone aumenti del genere mentre dispone di un avanzo di bilancio superiore ai 150 milioni di euro viola non solo il buon senso, ma anche lo spirito – e forse persino la lettera – dell’articolo 97 della Costituzione, che impone alla pubblica amministrazione di operare con buon andamento e imparzialità. Qui siamo lontani anni luce da entrambi i principi.

Buon andamento significa utilizzare le risorse disponibili per migliorare la vita dei cittadini, non aggravare le loro difficoltà. Imparzialità significa mettere tutti nelle condizioni di vivere la città, non colpire famiglie, lavoratori e residenti con scelte arbitrarie e punitive. Eppure, questa amministrazione sembra interpretare l’articolo 97 come un optional, un dettaglio secondario, qualcosa da citare nei discorsi ma ignorare nei fatti.

Sul fronte dei servizi educativi non va certo meglio: scuole e nidi chiusi o depotenziati, famiglie lasciate senza risposte, quartieri privati dei loro presidi educativi; una città che chiude le sue scuole perde una parte della sua anima.

A tutto questo si aggiunge la questione relativa a CSU, giustamente sollevata dai consiglieri comunali di Fratelli d’Italia: circa sessanta dipendenti, e quindi sessanta famiglie, si trovano a pochi mesi dalla scadenza dell’Accordo Quadro senza sapere che cosa ne sarà del loro lavoro. Un limbo surreale, che avrebbe meritato una gestione chiara e responsabile e che invece viene affrontato con il solito silenzio: nessuna comunicazione, nessuna prospettiva, nessuna cura per le persone coinvolte. Anche qui, l’ennesima dimostrazione di un approccio che considera gli esseri umani come voci di un prospetto contabile.

Potrei continuare parlando delle promesse non mantenute, dei progetti sbandierati e poi svaniti, delle opere ereditate dalle amministrazioni precedenti e rivendute come trofei personali. Ma non è un catalogo di mancanze il punto, ma il metodo: un modo di governare freddo, meccanico, che ha ridotto Como a un campo di battaglia quotidiano.

Da qui nasce il clima da guerra civile permanente che tutti percepiamo: un conflitto costante in cui ogni voce critica diventa un nemico da colpire, ogni osservazione un affronto da punire, ogni proposta diversa un tradimento. È un modo di amministrare che non unisce, non costruisce, non guida e che, nei fatti, si rivela profondamente anticomasco.

E allora la domanda resta sospesa, inevitabile nella sua semplicità: come può un sindaco, in coscienza, ignorare i problemi che lui stesso crea ai suoi concittadini? Come si fa a dormire sapendo di aver complicato la vita a migliaia di famiglie, di commercianti, di studenti, di lavoratori? Come si può guardare Como senza vedere la sua gente?

Probabilmente la risposta non arriverà mai. Ma una cosa è certa: Como merita molto di più. Merita un’amministrazione capace di ascoltare, non di zittire; di costruire, non di demolire; di progettare il futuro, non di sopravvivere al presente.

Perché – lo ripeto ancora una volta – Como non è un foglio Excel, e noi comaschi non siamo numeri, ma una comunità. E una comunità vera, prima o poi, si rimette in piedi, rialza la testa e si riprende la città.

Written By
Alessandro Nardone

Coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, consulente strategico, keynote speaker e autore di 12 libri, Alessandro Nardone è considerato uno dei massimi esperti italiani di politica americana. Ha seguito come inviato le campagne elettorali di Donald Trump e Volodymyr Zelensky per testate come Vanity Fair, e la sua candidatura fittizia alle primarie repubblicane del 2016, sotto lo pseudonimo di Alex Anderson, è diventata un case study globale. Nardone scrive per La Voce del Patriota e partecipa a numerosi programmi Rai e Mediaset come analista di politica americana, comunicazione e innovazione.