Quando il confronto diventa un fastidio: il caso Rapinese e la deriva del monologo politico a Como
A Como sta accadendo qualcosa che nessun cittadino — indipendentemente dal voto, dal colore politico o dai propri orientamenti civici — dovrebbe considerare normale: la progressiva scomparsa del confronto democratico.
Un’amministrazione comunale, per definizione, dovrebbe essere il luogo del dialogo continuo con la città. Qui, invece, ci troviamo davanti a un sindaco che vive il dissenso come un’offesa personale, che interpreta il confronto come un intralcio e che trasforma ogni critica in un “attacco politico”, anche quando arriva da cittadini che non si sono mai sognati di candidarsi.
Nell’ultima apparizione a Espansione TV, il sindaco Rapinese è stato limpido come non mai: nel 2027 — sue parole — “spazzerà via l’opposizione” e questa “dovrà tacere per cinque anni”.
Una dichiarazione che dovrebbe far gelare il sangue a chiunque abbia anche solo una nozione base di democrazia.
Perché la democrazia non è “chi vince parla e chi perde tace”.
La democrazia è confronto, mediazione, ascolto attivo, rispetto delle minoranze e riconoscimento del dissenso — anche quando è scomodo.
Democrazia non è invocare leggi a piacimento
Il sindaco continua a giustificare ogni scelta appellandosi a “norme” che, quando vengono verificate, risultano:
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interpretate in modo estremamente fazioso;
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utilizzate strumentalmente per sostenere tesi già decise;
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oppure semplicemente inesistenti.
E quando la città non ci sta, l’amministrazione non apre un tavolo di confronto: si apre il fronte dei ricorsi al TAR.
Perché quando chi guida una città rifiuta il dialogo, i cittadini si rivolgono ai giudici.
La prova? Il lungo elenco di controversie nate dal basso, non dalla politica
Dire che a protestare siano “sempre gli stessi dell’opposizione” è comodo, ma totalmente scollegato dalla realtà.
La giunta Rapinese, in meno di tre anni, ha generato proteste, raccolte firme e ricorsi che arrivano da mondi completamente diversi tra loro.
Ecco un elenco delle principali controversie nate non dall’opposizione politica:
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Residenti di Via XX Settembre: oltre 5.000 firme contro il cambio di essenza e a difesa dell’identità di quell’angolo magico di città .
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Commercianti del centro storico: proteste per la gestione dei dehors, dei cantieri e delle limitazioni alla viabilità.
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Genitori e famiglie: contestazioni sui tagli ai servizi educativi e alle attività scolastiche.
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Associazioni sportive: mobilitazioni contro modifiche, ritardi o scelte poco trasparenti sulla gestione degli impianti e dei contributi.
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Associazioni culturali: preoccupazioni per tagli, disinteresse istituzionale e mancanza di programmazione condivisa.
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Residenti dei quartieri periferici (Rebbio, Lora, Breccia, Ponte Chiasso, Civiglio): proteste per manutenzioni insufficienti, scarsa illuminazione, sicurezza e viabilità.
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Comitati ambientali: critiche per la gestione del verde pubblico e per il mancato confronto su scelte impattanti sul territorio.
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Operatori turistici: lamentele sulla gestione della mobilità e sulla scarsa visione strategica per l’accoglienza.
Se queste persone sono tutte “opposizione”, allora a Como improvvisamente l’intera città si è trasformata in un partito politico.
La verità è più semplice: quando una giunta governa da sola, senza ascolto, genera inevitabilmente conflitto.
Forse i viaggi in Cina hanno lasciato qualche suggestione?
Si scherza, naturalmente… ma la tentazione della battuta è forte.
Perché quando un sindaco parla apertamente della volontà di “zittire l’opposizione” per cinque anni, il pensiero corre spontaneo:
forse i suoi numerosi viaggi in Paesi non proprio famosi per il pluralismo non erano solo turistici.
Como, per fortuna, fa parte della Repubblica Italiana, dove la libertà di parola è un pilastro, non un fastidio.
Il ruolo delle associazioni cittadine: quando la società civile sostituisce l’istituzione
Un altro segnale preoccupante è la distanza dell’amministrazione dalla rete di associazioni culturali, sociali e sportive che rappresentano la vera spina dorsale della città.
Associazioni che spesso svolgono un servizio che l’ente pubblico non riesce a garantire.
La politica seria valorizza queste realtà, le coinvolge, le ascolta e le sostiene.
Una politica debole, invece, le ignora o le percepisce come intralci.
Como merita un’amministrazione che dialoghi, non che comandi
La democrazia non è un monologo.
È una conversazione continua, anche rumorosa, anche complessa.
Il dissenso non è un attacco: è un segnale.
E quando i segnali arrivano da ogni parte della città, il problema non è la cittadinanza.
Il problema è chi non vuole ascoltarla.
Como merita molto di più di un governo che considera il dialogo una perdita di tempo.
Merita istituzioni che parlino con la città, non contro la città.



