Perché Como deve puntare sul trasporto pubblico, non sugli autosilo: una strategia moderna per una città che vuole crescere
Como sta vivendo una stagione urbanistica che rischia di incanalare la città in un vicolo cieco. Demolire plessi scolastici, costruire parcheggi in centro, rincorrere l’automobile come unico driver della mobilità: tutto questo ha un prezzo altissimo, economico e sociale. Ma il punto non è solo ciò che si demolisce. È ciò che si perde.
Una città che chiude le scuole e apre autosilo al loro posto sta scegliendo il passato, non il futuro. Sta spingendo le persone verso il centro invece che fluidificarne l’accesso. Sta rinunciando a infrastrutture educative e di comunità che altrove vengono valorizzate come hub culturali e presidi sociali. Ed è qui che Como deve cambiare paradigma.
1. Le scuole non vanno abbattute: vanno ripensate come poli sociali e culturali
Le analisi demografiche e i trend nazionali mostrano una riduzione della popolazione scolastica, è vero. Ma chi propone la demolizione di interi plessi ignora una strada più intelligente: riconvertire gli spazi in modo flessibile.
Gli edifici scolastici possono diventare:
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poli educativi modulari,
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spazi per associazioni culturali,
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luoghi di coworking civico,
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centri per attività sportive leggere,
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presidi per famiglie e anziani.
Il patrimonio pubblico non si taglia: si rigenera. E i casi virtuosi esistono già in Lombardia e in tutta Europa.
2. Il nodo vero non è “dove parcheggiare”, ma “come muoversi”
La mobilità della Como del futuro non si risolve con un silo da centinaia di posti scavato o innalzato nel cuore della città. Ogni autosilo in centro è un magnete che attira traffico nel punto sbagliato della rete viaria.
La logica dovrebbe essere ribaltata:
le auto devono fermarsi prima, ai nodi di scambio, e da lì deve partire un trasporto pubblico competitivo.
Ed è qui che entra in gioco la sinergia tra Comune, Provincia e operatori del TPL.
3. Un sistema integrato: ASF, Navigazione Laghi e mobilità condivisa
Como ha una struttura territoriale privilegiata: tre affacci (Svizzera, Alto Lario, Brianza), un hub ferroviario multi-direzione e una vocazione turistica costante. Ma non ha una strategia di rete.
Servono tavoli permanenti con:
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ASF Autolinee per aumentare frequenze, estendere orari e digitalizzare la rete;
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Navigazione Laghi, oggi sotto gestione governativa, per trasformare il trasporto lacuale in un vero asset pendolare e turistico, non in un servizio stagionale;
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gli operatori di sharing mobility (bici, scooter, auto) per coprire l’“ultimo miglio”;
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Regione Lombardia per integrare le linee extraurbane nei progetti di mobilità provinciale;
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Trenord, nell’ottica di un utilizzo intelligente delle stazioni periferiche.
La regia deve essere pubblica, la gestione operativa deve essere di filiera. Solo così il TPL diventa competitivo rispetto all’auto.
4. I nodi di scambio: la mappa strategica che Como non ha ancora
Il punto critico è uno: i nodi di interscambio esistono già nella geografia urbana, basta metterli a sistema. Alcuni esempi concreti:
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Como Camerlata / Grandate: crocevia naturale ferro-gomma per tutta la direttrice sud della provincia.
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Sagnino / Ponte Chiasso: porta d’ingresso per frontalieri e residenti della fascia confinaria.
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Lora / Lipomo: accesso orientale al capoluogo, oggi totalmente privo di un sistema di parcheggio-scambio.
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Tavernola / Cernobbio: asse turistico fondamentale, da integrare con la Navigazione.
Nodi di scambio significa parcheggi decentrati, linee veloci, corsie preferenziali e una user experience semplice: arrivo, lascio l’auto, salgo sul mezzo, arrivo in città.
5. Una città che funziona deve tutelare chi ha davvero bisogno di entrare
Nessuna politica della mobilità è credibile se ignora le categorie che devono poter entrare in centro senza ostacoli.
Parliamo di:
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residenti;
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persone con disabilità;
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titolari di attività private che necessitano accesso operativo;
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fornitori e corrieri con stalli carico/scarico regolamentati.
La regola è chiara: chi deve entrare accede, chi può lasciar l’auto al nodo di scambio deve avere un servizio migliore dell’auto stessa. È l’unico modo per avere consenso reale e risultati concreti.
La visione
Como deve scegliere se essere una città che rincorre l’automobile o una città che investe sul movimento intelligente.
Una città che abbatte scuole o una città che le trasforma in ecosistemi educativi.
Una città che costruisce silos o una città che costruisce futuro.
Sostenere un piano moderno, coraggioso e basato su dati non è solo buona politica: è un atto di responsabilità verso i cittadini, le imprese, i pendolari, i turisti e soprattutto le generazioni che verranno.
Il prossimo ciclo amministrativo dovrà rimettere al centro ciò che oggi è stato messo ai margini: una Como che si muove meglio, vive meglio e cresce meglio.



