La forza silenziosa di un padre che non si è arreso
Conosco Marco Meroni da una vita, e lo dico senza alcuna enfasi: Marco è, senza alcun dubbio, un uomo e un papà straordinario. Ricordo perfettamente quando mi raccontò quello che era accaduto al suo Ale, ricordo il modo in cui lo fece, il tono misurato, la lucidità, la capacità di stare dentro a un racconto che avrebbe potuto travolgere chiunque. Ricordo anche che, mentre mi spiegava la tragedia che aveva colpito la sua famiglia, stava già parlando del progetto che aveva in mente per supportare suo figlio, per accompagnarlo, per non lasciare che quell’evento segnasse una resa definitiva.
La tristezza fu inevitabile. Sarebbe stato disumano il contrario. Ma durò pochissimo, perché venne immediatamente superata dall’ammirazione. Ammirazione autentica, quasi disarmante, per la voglia di reagire di Marco, per quella determinazione totale che non lasciava spazio alla rassegnazione. Non c’era rabbia sterile, non c’era vittimismo, non c’era l’atteggiamento di chi subisce. C’era la decisione chiara di non darla vinta al male che aveva colpito suo figlio e di fare tutto ciò che era possibile per garantirgli una vita dignitosa, piena, il più possibile normale.
Mentre me lo raccontava mi sentivo piccolo, perché il confronto era inevitabile. Pensavo a quanto fossero infinitesimali, in fondo, i miei timori di papà, a quante volte ci agitiamo per paure che sembrano enormi solo perché non sono mai state davvero messe alla prova. E mi chiedevo, senza retorica e senza autocompiacimento, se al posto suo avrei avuto la stessa forza, la stessa lucidità, la stessa capacità di restare in piedi quando tutto intorno crolla. È una domanda scomoda ma necessaria, perché storie come questa servono anche a rimettere in ordine le proporzioni e le priorità.
Da quella scelta di reagire nasce Il Volo di Ale. Non come un contenitore di dolore, non come un racconto pietistico, ma come uno spazio di condivisione orientato all’azione. Marco lo dice chiaramente: questa non è una storia di commiserazione, ma di maniche rimboccate e di voglia di fare, nonostante tutto.
Nel 2016 Alessandro aveva solo quattro anni quando venne colpito dal virus EV D-68, che nel giro di due giorni gli tolse la capacità di muoversi e di respirare autonomamente. Seguì un mese di terapia intensiva, poi la diagnosi di mielite acuta flaccida e la necessità di fare i conti con una realtà completamente nuova, senza illusioni e senza scorciatoie.
Da quel momento l’obiettivo della famiglia Meroni è stato uno solo: offrire ad Ale una vita il più possibile normale. Non facile, non semplice, non priva di ostacoli, ma costruita giorno dopo giorno con scelte precise. Marco non ha mai cercato sconti emotivi, non ha mai accettato di ridurre suo figlio a una condizione da compatire, non ha mai trasformato la difficoltà in un alibi. Ha scelto di vivere, di andare avanti, di assumersi fino in fondo la responsabilità di essere padre.
È da questa visione concreta che nasce La Casa di Ale, un progetto ambizioso e profondamente serio: una casa completamente accessibile, pensata per garantire ad Ale la massima autonomia possibile e, allo stesso tempo, per diventare un modello utile anche ad altri. Un progetto fondato sui principi dell’Universal Design e del Design for All, secondo cui un ambiente progettato bene migliora la qualità della vita di chiunque, non solo di chi ha una disabilità. Equità, semplicità, flessibilità, sicurezza, riduzione dello sforzo fisico e spazi adeguati non sono parole astratte, ma criteri applicati a una realizzazione concreta che, grazie anche al supporto di Regione Lombardia, prenderà forma a Villa Guardia.
Questo percorso trova una sua naturale continuità anche nel libro Io & l’Elfo Ben, dove Marco sceglie di parlare non solo agli adulti, ma anche ai bambini, costruendo un linguaggio comune tra generazioni e ribadendo un concetto essenziale: non è solo una questione di strutture o di tecnologia, ma di educazione, di valori, di cultura condivisa. Il futuro di Ale, come quello di tanti altri ragazzi, dipende anche da ciò che ciascuno di noi insegnerà ai propri figli, dal rispetto che sapremo trasmettere, dalla capacità di supportare concretamente.
Il Volo di Ale, La Casa di Ale e il libro non sono progetti separati, ma parti coerenti di un’unica visione, fondata sulla responsabilità, sulla concretezza e sulla scelta consapevole di non arrendersi. Marco Meroni non ha mai cercato di trasformare una tragedia in un racconto edificante, ma ha deciso di trasformarla in un percorso serio, utile, replicabile. Un percorso che riguarda suo figlio, certo, ma che parla anche a tutti noi, come persone e come mamme e papà.


